Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

 PROGETTO DI ADEGUAMENTO DELLA CATTEDRALE DI MONTE OLIVETO MAGGIORE

luogo Monte Oliveto Maggiore (Siena)
committente Monaci Olivetani
anno di progettazione 2006
progetto arch. Massimiliano Valdinoci, arch. Antonio Marchesi
incarico non realizzato

 

 Dopo un pluridecennale periodo di sperimentazione la comunità monastica di Monte Oliveto maggiore intendeva realizzare nella cattedrale di S. Maria un intervento definitivo di adeguamento alle norme liturgiche del Concilio Vaticano II.

L’Abbazia di Monte Oliveto si presenta tuttora come un caso del tutto particolare in quanto oltre ad essere chiesa monastica ricopre anche il ruolo di chiesa cattedrale e parrocchiale. A questa situazione, che comporta, nel corso della settimana e dell’anno, un uso liturgico assai diversificato (dalla liturgia delle ore alla celebrazione eucaristica feriale sino a quella più frequentata della domenica), si deve aggiungere la allora condizionante presenza di un impianto planimetrico estremamente vincolato da:

  • il coro ligneo cinquecentesco che occupa gran parte della superficie della navata
  • L’uso del transetto quale spazio di ingresso alla chiesa per i fedeli, di avvicinamento e accesso alla cappella eucaristica e di percorso per la processione introitale
  • La ridotta dimensione del presbiterio rispetto all’uso celebrativo comunitario dei monaci
  • L’invadente presenza dell’altare settecentesco sulla stessa area presbiterale.

Il progetto di adeguamento liturgico si prefiggeva come obiettivo di risolvere sostanzialmente particolari problematiche:

  1. La realizzazione di nuovi poli e arredi liturgici (altare, ambone, cattedra, sede ordinaria, croce e candelabro pasquale) che si caratterizzino soprattutto per l’alta qualità formale e materiale e per l’uso di un linguaggio architettonico ed artistico dichiaratamente contemporaneo, seppur nel rispetto dell’ambiente antico e delle esigenze di natura liturgica. Si ritiene infatti inopportuna e non rispondente allo spirito del Concilio qualsiasi soluzione di tipo provvisorio, mimetico e stilistico.
  2. La ridefinizione dello spazio presbiteriale al fine di consentire una più idonea e dignitosa disposizione della comunità monastica intorno al nuovo altare. Ciò rende necessaria anche un’attenta progettazione della collocazione e della definizione formale delle sedute, in modo particolare della cattedra vescovile (riservata al solo abate) e della sede per la presidenza ordinaria. In relazione agli esiti della ricerca storico-archivistica, agli studi progettuali preliminari e a tutte le esigenze celebrative, andrà attentamente valutata l’opportunità di rimuovere l’altare maggiore settecentesco al fine di ampliare lo spazio presbiteriale attualmente molto compresso.
  3. La collocazione dell’ambone al di fuori dell’antica area presbiteriale. L’ipotesi di situarlo nello spazio del transetto, in prossimità della scalinata del presbiterio, consentirebbe infatti:
  4. la corretta definizione architettonica del luogo della proclamazione della Parola, da intendersi non come semplice leggio, ma come nobile stabile ed elevata tribuna;
  5. un suo orientamento aperto sia alla comunità monastica che all’assemblea dei fedeli;
  6. il suo definirsi quale elemento di cerniera che riduca, quanto più possibile, l’attuale effetto di separazione fra navata e presbiterio (causato dall’assenza di sedute nello spazio del transetto) e consenta un maggior coinvolgimento dell’assemblea nell’azione liturigica.
  7. Il superamento del concetto di presbiterio onnicomprensivo di matrice tridentina